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Interviste Lazio Ospedali che usano il plasma Iperimmune Raccolta del plasma iperimmune

Raccolta di plasma iperimmune negli Ospedali San Filippo Neri e Santo Spirito di Roma

Intervista al dott. Marcello Hortencio De Medeiros, referente individuato dal Direttore Dott.ssa Maria Alba Stigliano per le donazioni del plasma iperimmune del Reparto di Medicina Trasfusionale, sulla raccolta di plasma iperimmune presso le Strutture Trasfusionali della ASLRoma1 negli Ospedali San Filippo Neri e Santo Spirito.
Dott. Marcello Hortencio De Medeiros
Da quanto tempo avete iniziato a raccogliere il plasma dei pazienti convalescenti dal Covid-19 all’ospedale San Filippo Neri?

Abbiamo iniziato a chiedere i permessi per la raccolta del plasma a Maggio e a Luglio abbiamo ottenuto l’ultima approvazione da parte del comitato etico locale. Da allora a fine settembre abbiamo arruolato una quarantina di donatori. Di questi abbiamo trovato una percentuale efficace del 10% ovvero di 40 donatori solo 4 presentavano un plasma idoneo secondo i requisiti del protocollo Tsunami.
Con l’aumento del numero di tamponi siamo riusciti a scoprire molti soggetti guariti dal Covid-19 ed è aumentata la platea dei potenziali donatori. Così da Ottobre abbiamo iniziato ad avere contatti con 4 donatori potenziali al giorno, pari a circa un centinaio al mese, anche se poi i donatori idonei per lo Tsunami restano sempre il 10% di quelli che analizziamo.

Quali sono i criteri di selezione per poter donare il plasma?

Per poter donare il plasma è necessario aver avuto dei sintomi, perché abbiamo visto che gli asintomatici non presentano anticorpi e soprattutto non presentano gli anticorpi neutralizzanti, che sono quelli che rendono il plasma più efficace.
Qui selezioniamo pazienti che hanno avuto una molteplicità di sintomi, anche senza ricovero, per esempio febbre, dolori muscolari, diarrea, perdita di gusto e dell’olfatto, oppure pazienti che hanno avuto una malattia lunga e che sono rimasti positivi per diverse settimane.
Per essere arruolati, inoltre, devono essere passati 14 giorni dal tampone molecolare negativo. Bisogna prendere contatti con me per email e dopo si viene chiamati per un pre-screening, ovvero facciamo un nostro test che misura la quantità di anticorpi. Se il numero di anticorpi è cospicuo, allora mandiamo il campione all’ospedale Spallanzani, che attualmente è l’unico laboratorio specializzato e autorizzato dalla Regione Lazio a quantificare gli anticorpi neutralizzanti.

Cosa sono gli anticorpi neutralizzanti?

Per usare una metafora, consideriamo che gli anticorpi sono neutralizzanti che sono “ben armati” e utili a combattere il virus. Quando lo Spallanzani identifica un plasma con queste caratteristiche allora può essere usato per lo studio di ricerca TSUNAMI, quando il titolo degli anticorpi neutralizzanti è superiore o uguale a 1:160. Se si trova una percentuale inferiore, come 1:80 – 1:40, raccogliamo il plasma lo stesso per dedicarlo all’uso compassionevole o ad altri studi che sono in procinto di partire.

Quanto dura il plasma raccolto?

Il plasma raccolto viene sottoposto agli esami di legge nonché ai test molecolari per la ricerca dell’epatite A, dell’epatite E e Parvovirus, sottoposto ad inattivazione virale e successivamente validato. La conservazione in appositi congelatori dedicati a -30° dura due anni e non va mai sprecato.
Il plasma rimane un traghetto ad oggi in attesa del vaccino e di una nuova cura, magari la stessa industria riuscirà a creare delle immunoglobuline come ha fatto per il tetano. Il nostro bancaggio, probabilmente, potrà essere usato anche a questo scopo quando verrà superato questo periodo di transizione.

Ci sono effetti collaterali della donazione di plasma?

La donazione di plasma ha un volume più grande di una donazione di sangue, cioè 600 ml di plasma rispetto ai 450 della donazione di sangue, ma non coinvolge la parte rossa dell’emoglobina i globuli rossi e, quindi, la donazione è permessa più frequentemente. Si può donare ogni 14 giorni. Quando abbiamo dei donatori con un titolo anticorpale molto potente, infatti, vengono coinvolti a donare molto frequentemente fino a quando questo titolo resta alto.

Di questo non si parla molto: ci sono persone, quindi, che hanno donato il plasma più volte?

Anche da noi è capitato: un donatore con un titolo anticorpale buono può essere arruolato per una donazione molto frequente e ovviamente si controllano sempre tutti i parametri clinici.

Il limite di età per donare?

Legalmente per la donazione di plasma in aferesi il limite è di 60 anni.

Se una persona è stata malata molto tempo fa, per esempio ad Agosto, è ancora in tempo per donare il plasma?

Gli anticorpi neutralizzanti sembra non decadono tanto velocemente e, quindi, se un paziente li produce, noi li troviamo nel sangue per diverse settimane o mesi. In realtà, ci sono due tipi di risposta immunitaria: una comporta la produzione di un gran numero di anticorpi che decadono abbastanza presto, nel giro di un mese circa con una coda che può durare un trimestre, l’altra risposta comporta la produzione di anticorpi non cospicua, ma che contiene un alto titolo di anticorpi neutralizzanti, che possono restare nel sangue anche per due o tre mesi.
In questo momento noi vediamo donatori che sono stati malati la scorsa estate, per esempio a Luglio e che hanno ancora un titolo molto alto di anticorpi potenti neutralizzanti. Per questo vale sempre la pena, se si hanno avuto dei sintomi mesi fa, contattare comunque il centro trasfusionale per verificare se si è idonei alla donazione.

In che modo viene usato il plasma raccolto?

Il plasma viene principalmente dedicato allo studio nazionale TSUNAMI. “Plasma da donatori guariti da Covid-19 come terapia precoce per pazienti con polmonite da SARS-CoV2”. Ma anche altri pazienti fuori dallo studio, possono anche ricevere il plasma per uso compassionevole che permette di usare presidi medici e farmaci per cui esiste una limitata prova di efficacia. Anche l’uso compassionevole va discriminato perché, se il plasma arriva troppo tardi, non serve. Gli studi mostrano che il plasma funziona benissimo quando è usato nei primi tre giorni di ricovero, poi dal 3° all’8° giorno aumenta la mortalità dell’8%, ma il plasma può essere ancora un’arma efficace, dopo lo è sempre meno.

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